MR Physio's Blog

KNOW PAIN, KNOW GAIN!

Adriaan Louw et al. (2016) - Tradotto ed adattato da Luca Franzoi

L'educazione alle neuroscienze del dolore (NPE) mira ad aiutare il paziente nella comprensione del funzionamento del loro dolore da un punto di vista biologico e fisiologico.


Pur essendosi diffusa molto negli ultimi anni, paradossalmente la sua aumentata popolarità non ha migliorato la qualità delle cure da parte di fisioterapisti.


Il dolore è una normale esperienza umana, ed è addirittura un meccanismo fondamentale per la sopravvivenza. Non è invece normale vivere con un dolore costante e chi si trova a dover convivere con un dolore cronico cercherà aiuto per poter porre fine a questa situazione, e ciò si è sempre verificato nel corso della storia umana. Nel corso dei secoli, però, si è assistito ad un cambio della prospettiva sul dolore: dall'antica interpretazione del dolore come un problema prettamente spirituale si è passati ad un approccio biologico che tendeva a giustificare l'esperienza dolorosa come una sovrastimolazione di alcuni recettori. Da questa prospettiva si è passati ad un punto di vista neurobiologico grazie allo sviluppo da parte di Melzack della teoria del Gate Control. Negli ultimi 20 anni si è infine assistito alla crescita delle conoscenze riguardanti la neuromatrice del dolore, che hanno evidenziato il rilievo della componente psicologica di questa normale esperienza umana.

 
Nonostante questa maggiore consapevolezza su cosa sia il dolore e su come i suoi meccanismi funzionino, al giorno d'oggi 25.3 milioni di persone soffrono quotidianamente a causa di un dolore cronico, determinando un'enorme spesa da parte dello Stato ed ancor maggiori costi psicologici e sociali per le persone direttamente interessate.


Questi pazienti cosiddetti cronici sono spesso interessati ad apprendere informazioni e concetti che posano spiegare le cause del loro dolore. E' stato dimostrato che, se si tenta di spiegare questo dolore cronico da un punto di vista anatomico e biomeccanico, si tende a rinforzare nei pazienti la paura del movimento e le condotte di evitamento, fomentando il dolore stesso. La PNE, invece, cerca di spiegare approfonditamente il funzionamento del dolore, per promuovere un approccio al paziente che sia veramente bio-pisco-sociale. Alcune evidenze scientifiche sottolineano come la PNE sia in grado di ridurre dolore, disabilità e catastrofismo nei pazienti affetti da dolore muscoloscheletrico. Essa inoltre ha la capacità di aumentare la mole di movimento che questi pazienti svolgono abitualmente. 
Purtroppo però queste conoscenze scientifiche ancora non si sono tradotte in una migliore pratica clinica, anche perché spesso i risultati di molte ricerche si rivelano essere difficilmente applicabili clinicamente, o poco rilevanti per una realtà pratica. Spesso la ricerca in fisioterapia muscoloscheletrica si pone come obiettivo la misurazione del dolore e della funzione. Va però ricordato che, da un punto di vista neuroscientifico, il dolore è una normale esperienza umana, e non è necessariamente così rilevante la sua misurazione nei pazienti affetti da dolore cronico. Secondo una prospettiva più moderna, un obiettivo ancora più importante in questo gruppo di pazienti dovrebbe essere un cambiamento comportamentale. Così come da un fumatore ci si aspetta che smetta di fumare, così si potrebbe mirare a far sì che il paziente affetto da dolore cronico impari a muoversi nonostante il dolore.


Partendo da questo presupposto, associato ad una chiara spiegazione di quali siano le esperienze dolorifiche normali ed inserendo il tutto in un piano di trattamento che preveda una chiara pianificazione degli obiettivi, un ritmo adeguato nella progressione ed un'esposizione graduale al movimento, si potrebbe andare ad aumentare il livello di attività delle persone interessate da dolore cronico, migliorando la qualità della loro vita.
Ci sono evidenze scientifiche che l'efficacia di questo metodo educativo venga ampliata dall'associazione con interventi terapeutici basati sul movimento, quali ad esempio la Terapia Manuale e l'esercizio terapeutico.


La PNE è quindi un'ottima risorsa per la gestione del dolore cronico, ma solo se essa porta ad un cambiamento comportamentale che ha un impatto positivo sulla qualità della vita dei pazienti cronici. Ciò è possibile se essa viene impiegata in un piano terapeutico che comprende esercizi e/o sedute di terapia manuale.